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Trabocchetto "GRAIN FREE", attenzione!

Aggiornamento: 10 mag 2023


Che cosa si intende per Grain Free

e perché si utilizzano questi prodotti


Con la dicitura Grain-Free si intendono tutti quei prodotti industriali, per cani o gatti, che non presentano cereali di nessun tipo al loro interno; sono prodotti di grande successo a livello commerciale, ma sappiamo se davvero rappresentano la scelta migliore per i nostri animali domestici?


Il loro utilizzo era originariamente pensato come soluzione alle allergie da cereali in cani e gatti. Ricerche recenti dimostrano però, che solo una piccola percentuale di proprietari di cane acquista prodotti Grain Free perché consapevole di un’allergia o intolleranza ai cereali, ed una percentuale ancora minore lo fa dietro prescrizione veterinaria.


Infatti è importante valutare la % di cereali, che spesso e purtroppo, nel settore industriale, è la percentuale maggiore (o ci si avvicina molto) della composizione; questo accade perché i carboidrati fungono da riempitivi e danno la sensazione di sazietà, ma a livello nutrizionale danno ben poco, anzi!


Cosa ci dice la scienza riguardo le allergie nel cane


Parallelamente alla diffusione in commercio dei prodotti Grain-Free, la comunità scientifica ha ripreso l’analisi degli effetti sulla salute di questi alimenti, partendo da studi iniziati già negli anni 80.

Già nel 2006 e nel 2013 sono stati condotti studi approfonditi sulle allergie nel cane, e si è visto come, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, la carne risulta essere di gran lunga potenzialmente più allergenica per il cane rispetto ai cereali. Gli alimenti presi in considerazione davano sintomi per lo più dermatologici, e i risultati sono estremamente interessanti.

L’alimento più volte riscontrato come causa di allergia è risultato essere il manzo, seguito in ordine decrescente da latticini, pollo, grano, uova, soia, agnello, maiale, pesce, mais, tacchino, riso anatra. Solo un quarto delle allergie erano causate di fatto dai cereali nei cani presi in esame, i quali presentavano per lo più sintomi dermatologici quali prurito e forfora.

Altra cosa interessante, è che non esistono alimenti anallergici, ma solo ipoallergenici. Ciò significa che un animale ha meno probabilità di essere allergico all’anatra o al maiale rispetto all’agnello o ai latticini ad esempio, ma non è detto che l’anatra vada comunque bene per tutti. Stessa cosa vale per riso, mais, soia ecc ecc.

In sintesi, non avrebbe senso togliere il manzo o il pollo dall’alimentazione di tutti i cani solo perché riconosciuti come potenzialmente allergenici, così come non ha senso farlo con il mais o il riso. Bisogna ragionare caso per caso.


Se togliamo i cereali,

cosa resta?


Eliminando i cereali dagli ingredienti del mangime per cani, dobbiamo obbligatoriamente sostituirli con patate o legumi, per avere un alimento bilanciato in termini di rapporto tra proteine, grassi e fibre.


Patate e legumi però hanno caratteristiche nutrizionali differenti rispetto ai cereali, e un apporto minore di nutrienti utili all’organismo del cane.

I cereali inoltre, hanno la caratteristica di essere ricchi di fibre, che possono favorire le funzioni intestinali. Il cane può, in realtà, digerire una piccola quantità di cereali: in quanto carnivoro facoltativo è predisposto alla digestione di svariati elementi, ma sempre nelle giuste quantità.


Possibili rischi per la salute del cane correlati all’assunzione di patate e legumi


Nel 2018, la Food and Drug Administration ha studiato la possibile correlazione tra le diete Grain Free e l’insorgenza della cardiomiopatia dilatativa (DCM) nei cani.

La DCM è una patologia complessa che colpisce il cuore e può avere diverse cause. Si osserva una maggiore insorgenza nelle seguenti razze: Deerhound, Dobermann, Irish Wolfhound, Alano, Boxer, Terranova ed in altri cani di taglia grande o gigante (Mastino Napoletano, Golden Retriever, Rottweiler, Levrieri...). E’ più rara in altre razze (Cocker Spaniel, Collie, Dalmata) e nei meticci.

Andando più a fondo nelle cause della cardiomiopatia dilatativa, si ritrova un elemento che era già stato studiato, nel gatto, negli anni 80 come causa della patologia: la carenza di taurina. La taurina è un aminoacido importantissimo per i carnivori, è coinvolta in molti meccanismi, tra i quali la contrazione cardiaca. A differenza del gatto, che deve assumere la taurina obbligatoriamente con il cibo poiché non è in grado di sintetizzarla, l’organismo del cane può in parte sintetizzarla partendo da altre molecole di partenza.

Non è ancora chiaro agli scienziati come, gli elementi presenti in alimenti non adeguati per i cani, quali patate e legumi, vadano di fatto ad interferire con determinate funzioni. Si ipotizza che possano causare un vero e proprio deficit di sostanze utili alle funzioni cardiache (ma non solo) oppure che possano alterarne la biodisponibilità. Sebbene l’argomento sia tutt’oggi ancora oggetto di studio, è necessario analizzare la questione, poiché i numeri della malattia sono in aumento e numerose testimonianze stanno sempre più avvalorando l’ipotesi che la DCM possa essere causata dall’alimentazione.

Altro rischio per la salute correlato, stavolta in modo certo, agli alimenti Grain-Free è il possibile sbilanciamento nutrizionale dovuto ad un eccesso di proteine, proprio in virtù di una forte presenza di legumi e quindi di proteine vegetali. In questo caso, i reni sono costretti ad un grande lavoro che, alla lunga, può danneggiarli seriamente. Inoltre, la proteina vegetale è, per il cane, più difficile da digerire e da assimilare rispetto a quella animale.

Nei legumi, inoltre, è da evidenziare il contenuto di inibitori della tripsina, uno degli enzimi coinvolto nella digestione: queste sostanze fungono da anti-nutriente, andando a contrastare un processo utile alla digestione, e quindi alla nutrizione. I legumi potrebbero perciò andare ulteriormente a sovraccaricare fegato, reni ed intestino, a discapito della salute generale e della vitalità dell’animale.

Anche la cottura ad alte temperature che caratterizza di norma la produzione del mangime per cani e gatti e livello industriale va a peggiorare la situazione, peggiorando ancora il fattore digeribilità. Di conseguenza, il cane non avrà voglia di mangiare un cibo così poco digeribile e anche poco appetibile in quanto a base vegetale. Le feci saranno poco formate e maleodoranti e tutto l’apparato digerente ed escretore funzionerà peggio.


Buone notizie!

Gli stessi studi che hanno indicato questi mangimi come causa o possibile causa di patologie, indicano anche che, nella maggior parte dei casi, la malattia può regredire se si agisce in tempo modificando l’alimentazione ed integrando gli aminoacidi carenti. Molti cani possono guarire completamente ed in generale aumentare sia la qualità che la durata della vita.

Nello studio del 2018, Freeman e colleghi affermano che: “Per i cani in cui viene diagnosticata una possibile DCM associata alla dieta, si raccomanda al proprietario di cambiare la dieta con una prodotta da un produttore affermato che contenga ingredienti standard (ad esempio, pollo, manzo, riso, mais e grano)”.

Conclusioni

Come sempre, occorre valutare molteplici fattori e tenere in considerazione il fatto che ogni cane è un individuo a sé, ma in linea generale possiamo dire che, per decidere quale alimento dare al nostro cane, vanno tenuti in considerazione i seguenti fattori:

  • Stato di salute del cane

  • Razza e storia genetica

  • Storia clinica con particolare focus su allergie e intolleranze

  • Costi e benefici di questo tipo di mangime

In definitiva, messi sulla bilancia rischi e benefici dei prodotti Grain-Free, la conclusione è che essi vadano assolutamente sconsigliati. Nonostante molte aziende produttrici di questi mangimi stiano correndo ai ripari integrando taurina ed altri elementi nella composizione, le cause ancora poco chiare dei meccanismi precisi che portano agli squilibri nutrizionali che abbiamo analizzato, non rendono questi provvedimenti sufficienti a scongiurare la DCM, nonché i possibili rischi a carico dei reni e dell’intestino. Inoltre, non è escluso che vi siano altri fattori che gli scienziati non sono ancora riusciti ad individuare. Se un cane fosse effettivamente allergico al grano, oppure al mais o al riso, sarà sufficiente indirizzarsi su un prodotto che non contenga quello specifico elemento, ma che contenga comunque cereali, e non patate o legumi. Ricordiamo infine, che per diagnosticare in modo certo un’allergia non basta l’osservazione dei sintomi (ad esempio il prurito o le feci non formate), perché generalmente ogni sintomo ha moltissime possibili cause. Solo il veterinario, o al limite una dieta ad esclusione fatta per un tempo limitato, potrà dirci a cosa il cane è effettivamente allergico.



Elisa Bormolini

Ed.Cinofilo e Consulente Alimentare del Cane & del Gatto


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